Le normative

RISOLUZIONE 1325/2000 DONNE, PACE E SICUREZZA

Con la Risoluzione 1325 il 31 ottobre 2000 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite esplicita per la prima volta l’impatto delle guerre sulle donne ed il contributo che esse possono e devono apportare per la risoluzione dei conflitti.

Fondamento di Risoluzioni successive dal contenuto più specifico, delinea un vero e proprio sistema di obiettivi a garanzia della prevenzione, della partecipazione e protezione delle donne nei contesti di conflitto o in zone post-belliche rappresentando, ancora oggi, uno degli strumenti più efficaci per il riconoscimento del ruolo femminile attivo nella promozione della pace.

I suoi obiettivi sono quattro:
– riconoscere il ruolo fondamentale delle donne nella prevenzione e risoluzione dei conflitti;
– prevedere una maggiore partecipazione nei processi di mantenimento della pace e della sicurezza nazionale;
– adottare una “prospettiva di genere”;
– formare il personale sui diritti delle donne.

Vengono così ribaditi e rafforzati gli importanti impegni derivanti dalla più ampia “Convention on the elimination of all forms of discrimination against women” (CEDAW), elaborata dalle Nazioni Unite e ratificata dall’Italia il 10 giugno 1985, quali:
– la piena partecipazione delle donne nei processi decisionali a tutti i livelli,
– il ripudio della violenza contro le donne,
– l’esigenza della loro protezione e la valorizzazione delle loro esperienze.

A partire dall’adozione della Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza ONU, l’Italia ha sostenuto con decisione l’Agenda Donne, Pace e Sicurezza, considerando la concreta attuazione della Risoluzione indispensabile per favorire la piena realizzazione dei diritti umani, elabora il III Piano d’Azione Nazionale 2016/2019, il più esplicito contributo attuativo in tale direzione.

– Risoluzione 1325 (2000)

PIANO DI AZIONE NAZIONALE 2016 - 2019

Per attuare la Risoluzione 1325/2000 su Donne, Pace e Sicurezza, base di una corposa Agenda di settore (che comprende sette Risoluzioni in materia, le ultime delle quali, ossia la UNSCR 2106 e la UNSCR 2122, adottate tra il giugno e l’ottobre 2013), gli organi e le autorità degli Stati membri delle Nazioni Unite stanno costruendo e aggiornando una cornice “normativa” ed operativa che i Paesi sono stati periodicamente invitati a rafforzare, approntando Piani di Azione Nazionali.

Negli anni, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha proposto “una cornice strategica di attuazione” volta a:
– sviluppare sinergie ed un approccio partecipativo ed inclusivo rispetto a tutti i relevant stakeholder, comprese le ONG di settore;
– rafforzare la cornice “normativa”, con un ampliamento delle tematiche da considerare per sottolineare la stretta connessione tra i tre Pilastri (pace e sicurezza, sviluppo e diritti umani) delle Nazioni Unite;
– introdurre precisi indicatori temporali, finanziari, quantitativi e qualitativi, unitamente a un focus specifico sulle priorità attuali (accesso alla giustizia per le vittime di violenza, transitional justice e partecipazione delle donne nei processi di pace).

Il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU) ha avviato un processo di aggiornamento del primo Piano d’Azione 2010-2013, costituendo un Gruppo di Lavoro che, in stretta collaborazione con la società civile, ha elaborato ed adottato il secondo Piano d’Azione Nazionale, di durata biennale (2014-2016), per l’attuazione della UNSCR 1325(2000) e delle successive Risoluzioni (Piano Nazionale DPS).
I contenuti di tale Piano d'Azione Nazionale sono stati aggiornati nel 2015 (Progress Report PAN 1325 2015).

– Terzo Piano d’Azione Nazionale dell’Italia 2016/2019

– Brochure CIDU 2017

CEDAW

La Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) è stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1979. Si tratta del primo documento di diritto internazionale che riconosce la discriminazione nei confronti delle donne quale questione a se stante.

L’Italia ha ratificato la Convenzione nel 1985.
Essa definisce “discriminazione contro le donne": ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia l’effetto o lo scopo di compromettere o annullare il riconoscimento, il godimento o l'esercizio da parte delle donne, indipendentemente dal loro stato matrimoniale e in condizioni di uguaglianza fra uomini e donne, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile, o in qualsiasi altro campo.

La Convenzione indica moltissime misure per eliminare la discriminazione: dal diritto al lavoro ai diritti nel lavoro (art.11); dai diritti relativi alla salute e alla pianificazione familiare (art.12) all'eguaglianza di fronte alla legge (art. 15), nella famiglia e nel matrimonio (art.16), nell’educazione e nell’istruzione (artt. 5 e10), nella partecipazione alla vita politica (artt. 7 e 8), nello sport, nell'accesso al credito (art.13), nella concessione o perdita della nazionalità (art. 9).

Gli stati che ratificano la Convenzione CEDAW si impegnano non solo ad adeguare ad essa la loro legislazione, ma a eliminare ogni discriminazione praticata da “persone, enti e organizzazioni di ogni tipo", nonché a prendere ogni misura adeguata per modificare costumi e pratiche consuetudinarie discriminatorie.

Ogni quattro anni gli Stati firmatari devono presentare al Comitato CEDAW, organo che monitora il rispetto della Convenzione, un rapporto in cui illustrano le misure adottate dai propri governi per raggiungere i risultati richiesti dalla Convenzione. Parallelamente al rapporto ufficiale governativo, la società civile ha la possibilità di redigere in maniera autonoma un proprio rapporto, il cosiddetto “Rapporto Ombra”, per fornire al Comitato un’analisi imparziale, non-governativa delle condizioni delle donne nel proprio Paese.

Sulla base di questi due rapporti, il Comitato CEDAW formula le proprie raccomandazioni allo Stato esaminato, che è tenuto a considerare tali raccomandazioni e a risponderne negli anni successivi.

– Convenzione CEDAW 1979

– Cosa è la CEDAW

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO

Risultato degli accordi degli Alleati dopo le tragedie della Seconda Guerra Mondiale. la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo è un documento sui diritti individuali, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948 per trovare applicazione presso tutti gli Stati membri.

La Dichiarazione costituisce uno dei documenti base delle Nazioni Unite insieme al suo stesso Statuto perché è stato il primo documento a sancire universalmente i diritti dell’Essere Umano. Pur non essendo vincolante per la parte di Stati membri non democratici, attribuisce valore giuridico autonomo presso la comunità internazionale ai diritti e alle libertà ivi sanciti.

La Dichiarazione rappresenta la summa e il risultato di un percorso storico che trova i suoi fondamenti nel Bill of Rights, nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino e nei principi si Uguaglianza, Libertà e Fratellanza. Essa è anche il fondamento della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea.

– Dichiarazione universale dei Diritti Umani