L’Area Mediterranea rappresenta una delle zone più controverse dello scacchiere internazionale rispetto alla quale l’Italia non solo è naturale anello di congiunzione con l’Europa, ma è chiamata a mettere in opera azioni strategiche di lungo periodo, mirate alla stabilizzazione della stessa.

In questo quadro le donne possono e devono fare molto: devono cogliere con slancio l’opportunità di aprire spazi di innovazione sociale e di collaborare alla ricostruzione dei tessuti sociali dei Paesi di origine, mirando alla piena affermazione del principio di pari opportunità e contrastando qualsiasi forma diretta o indiretta di discriminazione.

Il progetto mira dunque a rafforzare il ruolo delle donne, secondo quanto già stabilito dalla Convenzione di Ginevra del 1948, dalla Convenzione sui Rifugiati del 1951 e dalla Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro la Donna del 1979 (CEDAW).

Le donne sono attori cruciali per il cambiamento e il loro avanzamento in tutti i settori economici e sociali è strategico: esse possono avere un impatto trasformativo nei processi di costruzione e mantenimento di pace tanto maggiore quanto più grande è il coinvolgimento dei corpi intermedi e delle organizzazioni della società civile organizzata, secondo quanto stabilito dall’Agenda Donne, Pace e Sicurezza.

In tal senso DONNE IN MED(I)azione per una pace duratura costituisce il primo nucleo di un impegno congiunto tra istituzioni e società civile, verso la creazione di un vero e proprio network nazionale di donne mediatrici che trova un importante corrispettivo internazionale nel Mediterranean Women Mediators Network presentato a Roma presso il Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale il 26 ottobre 2017.